Laocoonte e i suoi due figli lottano coi serpenti, scultura greca della scuola di Rodi (I secolo), Museo Pio-Clementino, musei Vaticani.Laocoonte personaggio della mitologia greca, era figlio di Priamo ed Ecuba, sovrani di Troia (o di Antenore, secondo altre versioni). Era un veggente e gran sacerdote di Apollo. Si narra che, quando i troiani portarono nella città il celebre cavallo di Troia, egli corse verso di esso scagliandogli contro una lancia che ne fece risuonare il ventre vuoto, proferendo la celebre frase "Temo i Greci, anche quando portano doni". Poseidone, che parteggiava per i greci, punì Laocoonte mandando due enormi serpenti marini che uscendo dal mare avvinghiarono i suoi due figli, egli accorse in loro aiuto e fu stritolato assieme ai suoi figli. I Troiani presero questo come un segno, tenendo così il cavallo tra le loro mura.
Il Gruppo del Laocoonte è stato attribuito da Plinio il vecchio a tre scultori provenienti da Rodi: Agesandro, Atenodoro e Polidoro. Raffigura Laocoonte ed i suoi due figli Antifante e Timbreo mentre sono strangolati da serpenti marini.
Nell'Eneide Virgilio descrive l'episodio come la vendetta di Atena per il tentativo di Laocoonte di opporsi all'ingresso del Cavallo di Troia nella città[1][2].
Varie date sono state proposte per questa statua, dal 160 al 20 a.C.. Alcune iscrizioni trovate a Lindos, sull'isola di Rodi fanno risalire la presenza di Agesandro e Atenedoro ad un periodo successivo al 42 a.C., ed in questo modo la data più probabile per la creazione del Laocoonte deve essere compresa tra il 40 ed il 20 a.C..
La statua, che probabilmente fu commissionata in origine per la casa di qualche ricco romano, fu trovata nel 1506 scavando nelle vicinanze della Domus Aurea di Nerone (54-68) ed è anche possibile che la statua sia appartenuta allo stesso Nerone. Allo scavo, di portata stupefacente secondo le cronache dell'epoca, assisterono di persona, tra gli altri, lo scultore Michelangelo e l'architetto Giuliano da Sangallo. La statua fu acquistata subito dopo la scoperta dal papa Giulio II, che era un appassionato classicista, e fu sistemata nel Giardino del Belvedere che ora fa parte dei Musei vaticani.
La scoperta del Laocoonte ebbe grande risonanza tra gli scultori italiani ed influenzò significativamente l'arte rinascimentale italiana. Si sa che Michelangelo fu particolarmente impressionato dalla rilevante massa della statua e dal suo aspetto sensuale, in particolare nella rappresentazione delle figure maschili.
L'influenza del Laocoonte è evidente nella michelangiolesca Battaglia di Cascina: i cartoni di quest'opera mostrano come abbia usato diverse varianti delle pose del Gruppo del Laocoonte. Molti dei lavori successivi di Michelangelo, come lo Schiavo ribelle[3] e lo Schiavo morente[4], furono influenzati dal Laocoonte. La tragica mobilità di questa statua è uno dei temi nel saggio Laokoön, di Lessing, uno dei primi classici di critica dell'arte.
Quando la statua fu scoperta mancava il braccio destro. Artisti ed esperti discussero su come dovesse essere stata la parte mancante. Michelangelo supponeva che originariamente il braccio destro fosse stato all'indietro dietro la spalla di Laocoonte. Altri invece credevano che fosse più appropriato mostrare il braccio esteso in fuori in un gesto eroico. Il papa organizzò una gara informale tra i vari scultori per fare una sostituzione del braccio destro che sarebbe stata giudicata da Raffaello . Il braccio vincente, in posizione estesa in fuori, fu attaccato alla statua.
Nel 1957 tuttavia fu trovato il braccio destro originario ed era nella posizione che era stata ipotizzata da Michelangelo. Il braccio è ora stato riunito alla statua.
Ci sono molte copie della statua tra cui una che si trova nel Gran Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Rodi, che mostra ancora il braccio in posizione estesa. Lo scultore fiorentino Baccio Bandinelli ricevette l'incarico di farne una copia da papa Leone X de' Medici. La versione di Bandinelli, che è stata copiata più volte e viene venduta in piccoli bronzi, si trova a Firenze agli Uffizi.
La statua originale fu confiscata e portata a Parigi da Napoleone dopo la conquista dell'Italia del 1799. Fu sistemata nel posto d'onore al Louvre dove fu una delle fonte d'ispirazione del neoclassicismo in Francia. Dopo la caduta di Napoleone fu riportata nel Vaticano nel 1816.
1. ^ cfr. Laocoonte
2. ^ cfr. Timeo Danaos et dona ferentes
3. ^ Museo del Louvre
4. ^ ibidem
Nell'Eneide Virgilio descrive l'episodio come la vendetta di Atena per il tentativo di Laocoonte di opporsi all'ingresso del Cavallo di Troia nella città[1][2].
Varie date sono state proposte per questa statua, dal 160 al 20 a.C.. Alcune iscrizioni trovate a Lindos, sull'isola di Rodi fanno risalire la presenza di Agesandro e Atenedoro ad un periodo successivo al 42 a.C., ed in questo modo la data più probabile per la creazione del Laocoonte deve essere compresa tra il 40 ed il 20 a.C..
La statua, che probabilmente fu commissionata in origine per la casa di qualche ricco romano, fu trovata nel 1506 scavando nelle vicinanze della Domus Aurea di Nerone (54-68) ed è anche possibile che la statua sia appartenuta allo stesso Nerone. Allo scavo, di portata stupefacente secondo le cronache dell'epoca, assisterono di persona, tra gli altri, lo scultore Michelangelo e l'architetto Giuliano da Sangallo. La statua fu acquistata subito dopo la scoperta dal papa Giulio II, che era un appassionato classicista, e fu sistemata nel Giardino del Belvedere che ora fa parte dei Musei vaticani.
La scoperta del Laocoonte ebbe grande risonanza tra gli scultori italiani ed influenzò significativamente l'arte rinascimentale italiana. Si sa che Michelangelo fu particolarmente impressionato dalla rilevante massa della statua e dal suo aspetto sensuale, in particolare nella rappresentazione delle figure maschili.
L'influenza del Laocoonte è evidente nella michelangiolesca Battaglia di Cascina: i cartoni di quest'opera mostrano come abbia usato diverse varianti delle pose del Gruppo del Laocoonte. Molti dei lavori successivi di Michelangelo, come lo Schiavo ribelle[3] e lo Schiavo morente[4], furono influenzati dal Laocoonte. La tragica mobilità di questa statua è uno dei temi nel saggio Laokoön, di Lessing, uno dei primi classici di critica dell'arte.
Quando la statua fu scoperta mancava il braccio destro. Artisti ed esperti discussero su come dovesse essere stata la parte mancante. Michelangelo supponeva che originariamente il braccio destro fosse stato all'indietro dietro la spalla di Laocoonte. Altri invece credevano che fosse più appropriato mostrare il braccio esteso in fuori in un gesto eroico. Il papa organizzò una gara informale tra i vari scultori per fare una sostituzione del braccio destro che sarebbe stata giudicata da Raffaello . Il braccio vincente, in posizione estesa in fuori, fu attaccato alla statua.
Nel 1957 tuttavia fu trovato il braccio destro originario ed era nella posizione che era stata ipotizzata da Michelangelo. Il braccio è ora stato riunito alla statua.
Ci sono molte copie della statua tra cui una che si trova nel Gran Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Rodi, che mostra ancora il braccio in posizione estesa. Lo scultore fiorentino Baccio Bandinelli ricevette l'incarico di farne una copia da papa Leone X de' Medici. La versione di Bandinelli, che è stata copiata più volte e viene venduta in piccoli bronzi, si trova a Firenze agli Uffizi.
La statua originale fu confiscata e portata a Parigi da Napoleone dopo la conquista dell'Italia del 1799. Fu sistemata nel posto d'onore al Louvre dove fu una delle fonte d'ispirazione del neoclassicismo in Francia. Dopo la caduta di Napoleone fu riportata nel Vaticano nel 1816.
1. ^ cfr. Laocoonte
2. ^ cfr. Timeo Danaos et dona ferentes
3. ^ Museo del Louvre
4. ^ ibidem
0 commenti:
Posta un commento